Leopardi e il piacere della poesia
Togliendo dagli studi tutto il bello (come si fa ora), spegnendo lo stile e la letteratura, e il senso de' pregi e de' piaceri di essi ec.ec., non si torrà dagli studi tutto il diletto, perchè anche le semplici cognizioni, il semplice vero, i discorsi qualunque intorno alle cose, sono dilettevoli. Ma certo si torrà agli studi una parte grandissima, forse massima, del diletto che hanno; si scemerà di moltissimo la facoltà di dilettare che ha questo bellissimo trattenimento della vita: quindi si farà un vero disservizio, un danno reale (non mediocre per Dio) al genere umano, alla società civile. (Zibaldone, primi di settembre 1828)
Felicità da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo ch'io abbia passato in mia vita, e nel quale mi contenterei di durare finch'io vivo. Passar le giornate senza accorgemene, parermi le ore cortissime, e maravigliarmi sovente io medesimo di tanta felicità di passarle. (Zibaldone, 30 novembre 1828)
Dalla lettura di un pezzo di vera contemporanea poesia, in versi o in prosa, (ma più efficace impressione è quella de' versi), si può, e forse meglio (anche in questi sì prosaici tempi) dir quello che di un sorriso dice lo Sterne; che essa aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita. Essa ci rinfresca, per così dire; e ci accresce la vitalità. Ma rarissimi sono oggi i pezzi di questa storia. Nessuno del Monti è tale. (Zibaldone, 1 febbraio 1829)
Potete scaricare- se volete- tutto lo Zibaldone qui.
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